Archivio di ottobre 2010

La formazione continua…
26 ottobre 2010

A presto, come annunciato ieri sera durante la conferenza tenuta da son Marco Sanavio (grazie!!), pubblicheremo sul sito il link del sito su facebook e altro materiale utile. Nel frattempo invito a leggere il seguente articolo del 14 dicembre 2009:

“Come si può oggi rispondere all’ antica domanda «Chi sono»? Fino a ieri, sia pure tra molte cautele, si poteva ben dire «io sono quello che dico di essere». Ma siamo ormai entrati in un tempo in cui sempre più si dovrà ammettere «io sono quel che Google dice che io sono». E lì, in quello sterminato catalogo del mondo e nelle infinite altre banche dati che implacabilmente conservano informazioni personali, viene costruita la nostra identità, in forme che sempre più sfuggono al controllo dello stesso interessato. Sapevamo forse da sempre che lo sguardo dell’ altro contribuisce a definire la nostra identità. Scriveva Sartre che «l’ Ebreo dipende dall’ opinione sulla sua professione, sui suoi diritti, sulla sua vita». Questa dipendenza è cresciuta in modo determinante negli ultimi trent’ anni, da quando l’ elettronica non solo ha reso possibile raccogliere e conservare una quantità tendenzialmente infinita di dati, ma soprattutto consente di ritrovarli fulmineamente, di metterli in rapporto tra loro,e così di tracciare profili che diventano gli strumenti attraverso i quali ciascuno di noi viene conosciuto, valutato, continuamente ricostruito. L’ identità “digitale” prende il sopravvento, rischia d’ essere il solo tramite con il mondo, ponendo problemi prima impensabili. Poiché la nostra esistenza sta diventando un flusso continuo di informazioni, un’ infinità di rivoli che vanno nelle più diverse direzioni, non solo l’ identità si conferma sempre mutevole, ma rischia di divenire completamente instabile, affidata com’ è ad una molteplicità di soggetti, ciascuno dei quali costruisce, modifica, fa circolare immagini di identità altrui. Chiunque si trovi ad avere una biografia su Wikipedia, la grande enciclopedia in rete costruita attraverso il contributo di tutti quelli che vogliono intervenire, sa che è buona norma tenerla sotto controllo, per correggere errori, eliminare invenzioni, integrarla con elementi che gli autori hanno ritenuto irrilevanti, proprio per evitare che sia proiettata sul mondo una falsa identità. Un affare di pochi? Consideriamo, allora, la comunicazione elettronica nel suo insieme, quella che coinvolge tutti, bambini compresi, e che si realizza attraverso il telefono fisso e mobile, gli sms, la posta elettronica, gli accessi e la presenza su Internet. Di tutto questo rimangono tracce, conservate per legge anche per lunghi periodi. Il risultato? La possibilità di ricostruire l’ intera rete delle relazioni di una persona (a chi ho telefonato o mandato sms o messaggi di posta elettronica, e con quale frequenza), dei suoi spostamenti (da dove ho chiamato), dei suoi gusti (a quali siti accedo), delle sue opinioni o credenze (con quale partito o chiesa sono in contatto). Si dice, però, che in questi casi la garanzia è offerta dal fatto che non vengono conservati i contenuti delle conversazioni o dei messaggi (anche se non è sempre così). Ma questa apparente garanzia nasconde un rischio grandissimo. Facciamo un confronto con il tema controverso delle intercettazioni. In questi casi, se ho parlato con una persona implicata in vicende poco chiare o illegali, posso sempre dimostrare che la conversazione era del tutto estranea alla materia dell’ indagine. Se, invece, dal tabulato telefonico risulta soltanto il fatto della chiamata, rimane il sospetto di un contatto equivoco. Non a caso grandi associazioni europee per la difesa dei diritti civili stanno chiedendo all’ Unione europea proprio la modifica delle norme sulla conservazione di questi dati. Sta cambiando la natura stessa della società, che si trasforma in “società della registrazione”, dove per ragioni di sicurezza o interessi di mercato si determina una ininterrotta schedatura di tutto e di tutti. Accade così che tutti vivano in un universo dove brandelli dell’ identità di ciascuno sono sparsi in banche dati diverse. Così l’ identità diventa multipla; si articola attraverso il presentarsi sulla scena del mondo con una molteplicità non solo di pseudonimi, ma di rappresentazioni di sé; conosce gradi diversi di persistenza pubblica, che variano a seconda dell’ intensità con la quale viene riconosciuto un “diritto all’ oblio”, legato soprattutto alla possibilità di far scomparire dalla rete informazioni che ci riguardano. E la libera costruzione della personalità si collega sempre più ampiamente al “diritto di non sapere”, di bloccare l’ arrivo di informazioni sgradite. Una libertà che potrà essere meglio garantita dal nuovo “diritto a rendere silenziosi i chips”, cioè dal potere della persona di disporre di strumenti tecnologici che possono in qualsiasi momento interrompere le diverse forme di raccolta delle sue informazioni personali attraverso apparati elettronici, affrancandosi così da controlli esterni. Appare evidente che l’ identità si definisce sempre più nettamente in base al rapporto tra persona e tecnologia, alla progressiva immersione in un ambiente popolato da “oggetti intelligenti”, che forniscono infinite informazioni sui nostri comportamenti. Ma cambia anche il significato “relazionale” dell’ identità. Le reti sociali, emblema dell’ Internet 2.0, incarnano questo mutamento. Si va su Facebook per essere visti, per conquistare una identità pubblica permanente che superi il quarto d’ ora di notorietà che Andy Wahrol riteneva dovesse divenire un diritto di ogni persona. Si alimenta il “pubblico” per dare senso al “privato”. Si esibisce un insieme di informazioni personali, il “corpo elettronico”, così come si esibisce il corpo fisico attraverso tatuaggi, piercing e altri segni d’ identità. L’ identità si fa comunicazione. Ma che cosa accade a questa identità tutta rovesciata all’ esterno? Essa diventa più disponibile per chiunque voglia impadronirsi di un numero sempre crescente di informazioni che ci riguardano, raccolte in luoghi talora irraggiungibili e utilizzate da soggetti talora ignoti. L’ identità rischia di farsi “inconoscibile”, la sua costruzione obbliga a un interrotto peregrinare in rete, per scoprire chi parla di noi, per impedire abusi. Ma lungo questo cammino scopriamo come possa divenire vana la pretesa del “conosci te stesso”. La costruzione dell’ identità, dunque, si effettua in condizioni di dipendenza crescente dall’ esterno, dal modo in cui viene strutturato l’ ambiente nel quale viviamo, dal “digital tsunami” che si sta abbattendo su di noi, che alimenta la bulimia informativa di organismi di sicurezza e di attori del mercato, tutti vogliosi di impadronirsi della crescente quantità di informazioni che può essere prodotta da ogni contatto che stabiliamo, da ogni oggetto che adoperiamo. Da qui nasce una ininterrotta produzione di “profili” personali, che stabiliscono confronti con modelli di normalità e spingono ad assumere una identità “obbligata”, necessaria per l’ accettazione sociale, per sfuggire a stigmatizzazioni o a costi nell’ attività quotidiana. Proprio per evitare questi condizionamenti, si progettano forme di identità funzionali, che comunicano all’ esterno solo quella porzione di identità strettamente necessaria per la realizzazione di un determinato risultato. Partendo della premessa che siamo ormai nel mondo delle identità multiple, la persona dovrebbe poter autonomamente gestire un profilo riguardante la salute, un altro per l’ acquisto di beni e servizi e così via, dunque una “rete di identità” che eviti i rischi connessi al doversi rivelare integralmente all’ esterno. Ma proprio il requisito dell’ autonomia rischia di essere cancellato dalle sperimentazioni sull’ “autonomic computing”. Si può, infatti, creare uno schema che “cattura” l’ identità in un determinato momento e poi la sviluppa in base ad una serie di informazioni fornite da una molteplicità di fonti, senza partecipazione e consapevolezza da parte dell’ interessato. La separazione tra identità e autonomia può così divenire totale. Si parte da una identità “congelata”, che viene poi affidata a algoritmi che ne costruiranno il futuro. Possiamo chiudere gli occhi di fronte a questa prospettiva, dimenticando che la logica dell’ algoritmo onnisciente è tra le cause della devastante crisi finanziaria?” -STEFANO RODOTÀ

Stasera al cinema
26 ottobre 2010

Stasera il C.G.S. propone il film “Miral”

Premio Leoncino d’Oro Agiscuola al

Festival del Cinema di Venezia

Per la programmazione di novembre visita il sito

http://www.cgsdonbosco.it/

a partire dai prossimi giorni.

Per la classe 1A del Liceo
24 ottobre 2010

Formazione genitori/figli new media
23 ottobre 2010

In questo anno celebrativo del Centenario dell’Istituto Don Bosco

siamo lieti di invitarvi lunedì 25 ottobre alle ore 20.45

presso la sala polivalente dell’Istituto Don Bosco

Via San Camillo de Lellis 4 Padova

al primo incontro del percorso di formazione rivolto a tutti i Genitori  dell’Istituto e a tutti coloro che si sentono coinvolti come Educatori

CONTINENTE DIGITALE E NUOVE GENERAZIONI”

Genitori e figli tra computer, cellulari  e videogiochi

Con la partecipazione di

MARCO e PIPPO Attori comici

Don MARCO SANAVIO Esperto New Media

Dott.ssa LUCE BUSETTO Psicologa e Psicoterapeuta

A questa serata sono invitati i ragazzi delle terze medie

Vi aspettiamo numerosi!

Per non dimenticare Haiti
23 ottobre 2010

da Canova a Modigliani
19 ottobre 2010

Grande Castagnata!!!
19 ottobre 2010

Colloquio Genitori
19 ottobre 2010

Martedì 26 e Mercoledì 27 ottobre 2010

COLLOQUI GENITORI DEI BAMBINI DI 5 ANNI

Castagnata al Monte della Madonna
19 ottobre 2010

Laboratori
18 ottobre 2010

Il giorno 22 ottobre iniziano i Laboratori di

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Per maggiori informazioni leggere la bacheca della scuola dove si trovano i nominativi del primo turno oppure clicca qui