Non un semplice progetto isolato, ma un’iniziativa che vuole definire l’identità di una comunità educante. Le secondarie (medie e superiori) dell’Istituto Don Bosco di Padova hanno deciso di dedicare l’intero mese di febbraio al tema dell’inclusione. L’obiettivo dichiarato dal gruppo di lavoro per l’inclusione di Istituto (che estende l’iniziativa a tutti i gradi della scuola infanzia e primaria) non è solo celebrare una ricorrenza, ma innescare un cambiamento profondo affinché l’accoglienza e l’inclusione diventino una pratica quotidiana capace di estendersi per tutto l’anno scolastico e oltre le mura della scuola.
Il nostro Istituto ha profondamente a cuore queste iniziative, considerandole il fulcro di un viaggio ad alto valore educativo.
Il cuore pulsante del mese è stato il coinvolgimento attivo degli studenti durante la settimana dell’inclusione dal 6 al 13 febbraio
Durante la settimana dell’inclusione nella Scuola dell’Infanzia, i bambini hanno potuto esplorare mondi dove la differenza non è un limite, ma una preziosa risorsa.
Partendo dalla lettura dell’albo illustrato I 5 Malfatti di Beatrice Alemagna, hanno imparato che non serve essere “perfetti” per essere straordinari. I bambini hanno riflettuto su come ogni piccolo “difetto” sia in realtà un tratto unico che ci rende preziosi.
L’esplorazione è continuata con la visione delle avventure di “Lampadino e Caramella”, il primo cartone animato prodotto con la tecnica del Cartoon Able. Guardare le storie doppiate in Lingua dei Segni (LIS) ha permesso ai piccoli di avvicinarsi a una forma di comunicazione gestuale e inclusiva, imparando che esistono tanti modi diversi per raccontare, ascoltare e volersi bene.
È stato emozionante vedere come le mani possano “parlare” e come l’inclusione passi per l’abbattimento di ogni barriera comunicativa.
Due esperienze complementari per seminare nei nostri bambini il valore del rispetto e la curiosità verso l’altro. Perché ogni unicità è un pezzetto fondamentale del nostro puzzle!
Anche la Scuola Primaria ha vissuto con entusiasmo la settimana dell’Inclusione. Il percorso è iniziato con la lettura dell’albo illustrato Costellazioni, che ha guidato i bambini a riflettere sull’unicità e la diversità di cui ciascuno di noi è portatore.
Durante la settimana le classi si sono cimentate in differenti attività, adatte alle varie fasce d’età. Tutti hanno potuto interagire con la mostra sulla diversità della Onlus AISAC, le classi 5^, così come i compagni delle Medie, hanno sperimentato l’inclusività del Bask-in. Dalla lavorazione dell’argilla, per scoprire la gentilezza di questo materiale che si presta alla lavorazione ai laboratori di musica e danza con l’associazione Down Dadi, gli alunni hanno sperimentato come la gentilezza e l’espressione corporea possano abbattere ogni barriera.
Anche alcune ricreazioni sono diventate momenti di gioco inclusivo strutturato con attività pensate e condotte dagli insegnanti: sfide di Sitting Volley, costruzione di Torri Collaborative, percorsi sensoriali come il Bowling bendati o il Memory uditivo.
Il percorso si è concluso con la creazione della “Stella di Classe”: ogni classe ha lasciato un messaggio di speranza che, unito a quelli delle altre classi, ha dato vita a una grande Costellazione d’Istituto esposta in veranda, segno tangibile di una luce che brilla grazie al contributo di tutti.
Anche i ragazzi e le ragazze delle Medie e dei Licei non sono stati semplici spettatori, ma veri protagonisti del cambiamento: tutti si sono messi in gioco senza riserve, sporcandosi le mani e aprendo la mente.
Nelle attività sportive inclusive come il Baskin e i tornei di calcio di Sport in Veneto, i ragazzi hanno capito che il successo della squadra non risiede nella velocità del singolo, ma nella capacità di armonizzare i ritmi di tutti. Nei laboratori di ceramico terapia, invece, hanno “messo le mani in pasta” scoprendo come la manipolazione della materia possa dar voce all’interiorità e come ogni creazione, pur nella sua imperfezione, sia unica e preziosa. Nel laboratorio di teatro immagine gli alunni hanno capito l’importanza di riconoscere il corpo dell’altro come importante strumento di trasmissione di emozioni e significato. Con l’associazione Hollman, le classi terze medie hanno avuto un’importante opportunità di riflessioni su cecità e ipovisione: attraverso i laboratori “Il tatto per esprimersi: solo per chi non vede?” e “Oltre le parole: tu parli o comunichi?”, gli studenti hanno potuto esplorare modalità alternative di percezione e comunicazione, scoprendo come il tatto e l’ascolto possano abbattere le barriere sensoriali e arricchire il nostro modo di relazionarci con gli altri. Le classi prime della scuola secondaria di primo grado hanno poi incontrato Dott. Clown, una realtà che con il sorriso porta nei reparti pediatrici un messaggio di cura e di speranza, con la terapia del sorriso.
Un momento di altissimo valore civico è stato l’incontro dedicato al triennio dei licei con Riesco, un’impresa sociale d’eccellenza che fa dell’inserimento lavorativo di persone con disabilità e svantaggio la propria missione. Attraverso il loro racconto, i futuri cittadini hanno toccato con mano come l’inclusione possa trasformarsi in dignità professionale concreta, imparando che una società solida non lascia indietro nessuno e dà a tutti l’opportunità di realizzare desideri e aspirazioni.
Anche il campione paralimpico Daniele Cassioli, pur non essendo presente fisicamente, ha voluto far sentire la sua voce inviando un messaggio intenso a tutta la scuola: le sue parole hanno spinto i ragazzi a immedesimarsi nelle sfide di chi vive una disabilità, invitandoli a guardare oltre il limite per scoprire il talento.
Questa empatia è stata coltivata anche nei momenti del Buongiorno in classe e in chiesa, dove riflessioni sulla speranza e sulle differenze individuali hanno portato alla creazione di una costellazione di classe, simbolo di un pensiero comune che brilla della luce di ogni singolo studente. L’aspetto più autentico è stata la partecipazione dei docenti, che hanno abbandonato la cattedra per mettersi in gioco in prima persona, partecipando attivamente sia alle riflessioni di concetto che alle attività manuali, dimostrando che l’educazione è innanzitutto testimonianza.
L’inclusione, come hanno imparato i ragazzi, non è un concetto astratto da studiare sui libri: è un esercizio di pazienza, è il rispetto dei tempi altrui e la valorizzazione delle caratterizzazioni di ognuno. Per accogliere davvero servono cuore, testa e mani pronti, con la consapevolezza che solo mettendosi nei panni dell’altro si può costruire una comunità più ricca, solidale e, soprattutto, umana.