Nella Scuola dell’Infanzia Don Bosco, educare significa prima di tutto ascoltare: accogliere ciò che i bambini vivono, ciò che sentono, ciò che ancora non sanno esprimere. Per questo, fin da piccoli, li accompagniamo alla scoperta del mondo delle emozioni — un viaggio che li aiuta a crescere sereni, consapevoli e capaci di stare bene con gli altri.

Emozioni che prendono forma

Tra i 3 e i 6 anni, si sperimentano ogni giorno emozioni intense e spontanee: gioia, paura, rabbia, sorpresa, tristezza, entusiasmo. Il compito dell’adulto è trasformare questa ricchezza in consapevolezza, aiutando i piccoli a riconoscere ciò che provano e a comunicarlo con parole semplici e gesti autentici.

Giochi che aiutano a capire

Giocando insieme, i bambini imparano a riconoscere i segnali del corpo, le espressioni del volto, i cambiamenti del tono di voce. Attraverso attività guidate — come abbinare emozioni a colori, mimare stati d’animo, creare personaggi che “sentono qualcosa” — ogni bambino inizia a costruire il proprio piccolo vocabolario emotivo.
Il gioco diventa così un percorso verso l’altro, un modo spontaneo per imparare a esprimersi e ad ascoltare.

Letture che aprono il cuore

Le storie, inoltre, sono un aiuto prezioso: personaggi, avventure e immagini permettono ai bambini di riconoscersi e di dare un nome a ciò che provano.
Le insegnanti scelgono letture delicate e significative, capaci di suscitare domande, risate, meraviglia. Dopo il racconto, c’è sempre un momento per parlarne insieme: un dialogo breve ma prezioso, dove ciascuno può dire “A me è capitato…”, “Io mi sento così quando…”.

Attività che educano alla calma e all’ascolto

Nel clima sereno che caratterizza lo stile salesiano, i bambini imparano a fermarsi, a respirare, a riconoscere quando c’è bisogno di tranquillità.
Piccoli rituali quotidiani — un cerchio di saluto, una canzone, un gesto di pace — li aiutano a capire che le emozioni non devono essere temute: vanno accolte, ascoltate e custodite.

Lo stile salesiano: educare con il cuore

Don Bosco diceva che per educare bisogna “stare in mezzo ai giovani”, esserci davvero.
Per questo l’educazione emotiva all’infanzia non è un progetto a parte: è parte del modo di stare insieme. È un sorriso condiviso, una mano che rassicura, un adulto che sa mettersi alla loro altezza.
È insegnare che ogni emozione ha diritto di esistere e che, con un po’ di ascolto, anche le più difficili diventano più leggere.