Ecco l’esperienza degli studenti del Don Bosco che hanno partecipato alla XXIII edizione del concorso scientifico “ScienzAFirenze”

L’associazione Diesse Firenze e Toscana si occupa ogni anno dell’organizzazione di numerosi convegni, tra cui i Colloqui Fiorentini, che ripercorrono i maggiori autori della letteratura italiana, ma anche a ScienzAFirenze, un’occasione per riscoprire e approfondire il ruolo delle discipline scientifiche. 

Il concorso segue una scaletta precisa: ogni gruppo, guidato da un insegnante, si preoccupa di scegliere un esperimento collegato al tema proposto dall’associazione e di riprodurlo, passo per passo, con impegno e originalità. Durante lo sviluppo sperimentale si raccoglieranno dati e osservazioni, ma anche le difficoltà affrontate, riportando il tutto nella relazione di laboratorio, da consegnare due mesi prima del concorso. Infine, a Firenze si assisterà alla presentazione di alcuni progetti sorteggiati dalla giuria e alla vera e propria condivisione del progetto con gli altri ragazzi.

L’edizione di ScienzaFirenze 2026, ad esempio, aveva come consegna “NUOVI E VECCHI STRUMENTI PER INDAGARE I FENOMENI IN NATURA -“Il laboratorio tra tradizione e innovazione”. La nostra scuola è riuscita a portare nel capoluogo toscano ben cinque gruppi differenti, affrontando questi temi: il calcolo di g tramite il pendolo semplice, i raggi catodici generati nel tubo di Thompson, il mondo di Faraday, le origini scientifiche delle macchine volanti e il sistema ibrido a doppia alimentazione utilizzato per diffondere il segnale radio. Quattro esperimenti sono stati apprezzati dalla giuria, mentre il quinto è stato soggetto ad un’intervista durante l’exhibit time.

Il nostro cavallo di battaglia, vincitore del concorso con un compenso di qualche centinaio di euro, è stata la realizzazione di un controller basato sui principi di Faraday e Ørsted, utilizzato a sua volta in un videogioco sempre realizzato dal gruppo composto da Francesca Barison, Lorenzo Bettin, Letizia Callegaro, Rebecca Lazzarin e Aurora Pastore. Ecco cos’è rimasto a questi studenti:

Il nostro lavoro è stato un percorso di comprensione del metodo scientifico: osservazione, misura, raccolta paziente e scrupolosa dei dati, analisi degli errori e  confronto tra modelli teorici e realtà (che non è sempre stato facile). Abbiamo capito che la scienza non è fatta solo di esperimenti, ma anche di analisi dettagliata, tentativi e miglioramento degli strumenti.

Al terzo posto della competizione sono arrivati invece gli studenti Marco Benetton, Lorenzo Canato, Paolo Mazzocco, Enrico Pavan e Antonio Toffoli. Essi sono riusciti a ricostruire un modello dei tubi di Thompson e Crookes, in grado di riprodurre i cosiddetti raggi catodici, traendone anch’essi un’importante lezione:

In conclusione, tramite lo studio dei raggi catodici abbiamo potuto fare un viaggio nella storia della scienza, partendo dagli esperimenti del primo ‘900 di Crookes. Questo studio è stato un viaggio lungo, durato mesi, dove ci siamo fatti trascinare dalla curiosità e l’adrenalina che la curiosità porta con sé quando si scopre qualcosa di nuovo, nel nostro caso non nuovo per il mondo ma nuovo per noi.

Inoltre, per la sezione del triennio è stata attribuita una menzione d’onore a Giovanni Bovo, Leonardo Marioni, Pietro Mulfari, Riccardo Salvato e Giovanni Spada, che si sono occupati di calcolare l’accelerazione di gravità 9,81 tramite uno strumento assai antiquato, ossia il pendolo semplice di Galileo. I dati ricavati sono stati oggetti di confronto assieme a quelli ottenuti dalla guidovia ad aria. Il gruppo, infatti, conclude la propria relazione imparando come “pur riscontrando una imprecisione finale di circa il 2% rispetto al valore di riferimento, siamo riusciti a ottenere un valore sperimentale complessivo di 9,51 m/s2. Questo scostamento non è stato un fallimento, ma ci ha insegnato a considerare i fattori reali come l’attrito dell’aria, che “va ritardando” il moto soprattutto sulla sfera di legno, e i limiti della sensibilità strumentale. Oltre ai dati tecnici, torniamo in classe con la consapevolezza che la fisica richiede precisione, pazienza e una grande capacità di collaborazione.

Infine, l’unico gruppo del biennio ad aver concorso è riuscito a ricevere la medaglia di bronzo analizzando la personalità scientifica del noto Leonardo Da Vinci, e soffermandosi soprattutto sull’origine delle prime macchine volanti, affrontando, nel caso degli studenti di prima,alcune grandezze fisiche che non avevano ancora trattato durante il loro percorso scolastico. Difatti, nella loro relazione affermano:

“Questo progetto ci ha permesso di studiare in modo concreto il moto di caduta dei corpi e di capire quanto la resistenza dell’aria influenzi la discesa rispetto alla caduta libera. […] In generale il progetto ci ha aiutato a capire meglio alcuni concetti fondamentali di fisica, come accelerazione di gravità, resistenza dell’aria, velocità di caduta e progettazione sperimentale, ma soprattutto ci ha fatto sperimentare direttamente come funziona il metodo scientifico: osservare, fare ipotesi, provare, sbagliare e migliorare”.

                                                                                                                        Pietro Mulfari 3A